L'Islam denuncia il terrorismo

LA GUERRA NEL CORANO



…Allah è dolce e misericordioso con gli uomini.. (Corano, II, 143)
Secondo il Corano, la guerra rappresenta un “obbligo indesiderato” da compiere in stretta osservanza di particolari linee di condotta umane e morali cui ricorrere solo in caso estremo di necessità.
In un versetto del Corano, è spiegato che quanti intraprendono una guerra sono miscredenti e che Dio non approva la guerra:
“…Ogni volta che accendono un fuoco di guerra, Allah lo spegne. Gareggiano nel seminare disordine sulla terra, ma Allah non ama i corruttori” (Corano, V, 64).
In caso di conflitto, prima di ingaggiare un combattimento, i musulmani devono attendere fino a che ciò non diventi obbligatorio. Ai credenti è concesso di combattere soltanto in risposta ad un attacco della parte avversa qualora non rimanga nessun altra alternativa:

Un’immagine di Medina ai nostri giorni, la città in cui il Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) e i musulmani emigrarono per fondare la loro costituzione politica.
“Se però cessano, allora Allah è perdonatore, misericordioso” (Corano, II, 192).
Un esame più attento della vita del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) rivela che la guerra era un metodo cui ricorrere a scopi difensivi unicamente in casi inevitabili.
La rivelazione del Corano al Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) si protrasse per un periodo di 23 anni. Nel corso dei primi 13 anni, i musulmani vissero come una minoranza sotto un ordine pagano a Mecca e dovettero subire una costante oppressione. Molti di essi furono vessati, torturati, addirittura uccisi e privati di ogni bene e proprietà. Ciononostante, i musulmani condussero la loro esistenza senza ricorrere alla violenza, invitando i pagani alla pace.
Quando l’oppressione si fece insostenibile, i musulmani emigrarono nella città di Yathrib, poi chiamata Madinah, dove stabilirono il loro ordine in un ambiente libero e accogliente. Tale nuova situazione, tuttavia, non li indusse a prendere le armi contro gli aggressivi pagani di Mecca. Fu solo in seguito alla seguente rivelazione che il Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) ordinò alla sua gente di prepararsi per la guerra:
“A coloro che sono stati aggrediti è data l'autorizzazione [di difendersi], perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Allah ha la potenza di soccorrerli; a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case solo perché dicevano : "Allah è il nostro Signore"…”. (Corano, XXII, 39-40)
In breve, ai musulmani fu concesso di dichiarare guerra solo in reazione all’oppressione e alla violenza di cui erano vittime. In altre parole, Dio concesse il permesso di combattere solo a scopo difensivo. In un altro versetto, si ammoniscono i musulmani contro l’uso innecessario della provocazione e della violenza:
“Combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama coloro che eccedono” (Corano, II, 190).
In seguito alla rivelazione di questi versetti, si combatterono molte guerre tra i musulmani e gli Arabi pagani. In nessuna di esse, tuttavia, furono i musulmani i primi a intraprendere le ostilità. Il Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) stabilì inoltre un ambiente sociale sicuro e pacifico tanto per i musulmani che per i pagani mediante la sanzione del trattato di pace di Hudaybiya, con il quale agli idolatri era concessa la maggior parte delle loro richieste. La parte che violò i termini dell’accordo e diede inizio alle ostilità fu ancora una volta quella pagana. Grazie alle rapide conversioni all’Islam, le armate musulmane assembrarono una forza considerevole contro gli Arabi pagani. Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace), tuttavia, conquistò Mecca senza alcuno spargimento di sangue e in uno spirito di tolleranza. Se avesse voluto, Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) avrebbe potuto prendere la sua vendetta contro i capi tribù idolatri della città, ma non nuocque a nessuno di essi, li perdonò mostrando tolleranza nei loro confronti. Secondo le parole di John Esposito, un esperto occidentale di islamistica: "evitando la vendetta e il bottino di guerra, il Profeta accettò piuttosto un accordo e garantì l’amnistia in luogo di brandire la spada contro i suoi nemici." 2
Gli idolatri, i quali in seguito si convertirono volontariamente all’Islam, non poterono fare altro che ammirare la nobiltà di carattere del Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace).
Non solo durante la conquista di Mecca, ma anche nel corso di tutte le battaglie e le conquiste ottenute in nome del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace), i diritti degli innocenti e degli indifesi furono meticolosamente salvaguardati. Il Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) raccomandò in diverse occasioni ai credenti di attenersi al modello di comportamento fondato sul suo esempio. Si rivolse ai credenti in partenza per la guerra con le seguenti parole: "Andate in guerra in adesione alla religione di Dio. Non aggredite gli anziani, le donne e i bambini. Migliorate sempre la situazione e siate gentili nei loro confronti. Dio ama quanti sono sinceri.".3 Il Messaggero di Dio (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) definì inoltre i parametri di condotta da adottarsi anche nel più furioso dei combattimenti:
Non uccidete i bambini. Evitate di molestare quei devoti che adorano nelle chiese! Non trucidate le donne e gli anziani. Non mettete a fuoco o tagliate gli alberi. Non distruggete le case!4
I principi islamici proclamati nel Corano confermano tale politica pacifica e temperata del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace). Nel Suo Libro, Dio ordina ai credenti di trattare i non musulmani con cortesia e giustizia:
“Allah non vi proibisce di essere buoni e giusti nei confronti di coloro che non vi hanno combattuto per la vostra religione e che non vi hanno scacciato dalle vostre case, poiché Allah ama coloro che si comportano con equità. Allah vi proibisce soltanto di essere alleati di coloro che vi hanno combattuto per la vostra religione, che vi hanno scacciato dalle vostre case, o che hanno contribuito alla vostra espulsione...” (Corano, LX, 8-9).
Questi versetti espongono il modo in cui i musulmani dovrebbero comportarsi nei confronti dei non musulmani: i credenti dovrebbero trattare tutti i non musulmani con gentilezza evitando solo di fare amicizia con quanti mostrino ostilità nei confronti dell’Islam. Nel caso in cui tale malevolenza sia causa di violenti attacchi contro i musulmani, vale a dire, qualora sia mossa guerra contro di loro, si dovrebbe rispondere in maniera equa considerando la dimensione umana della situazione. Ogni forma di barbarie, atti di violenza non necessari e aggressioni ingiuste sono proibiti nell’Islam. In un altro versetto, Dio ammonisce i musulmani contro tali azioni, affermando che l’ira provata nei confronti dei nemici non dovrebbe indurre a cadere nell’ingiustizia:
“O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all'iniquità l'odio per un certo popolo. Siate equi: l'equità è consona alla devozione. Temete Allah. Allah è ben informato su quello che fate” (Corano, V, 8).

Il significato del concetto di "Jihad"
Un altro concetto che merita un chiarimento nel contesto della presente discussione è quello di "jihad".
L’esatto significato di "Jihad" è "sforzo". Quindi, nell’Islam, "compiere il jihad" significa "sforzarsi". Il Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) spiegò che "il jihad maggiore è quello intrapreso contro la propria anima inferiore". Ciò che in questo caso si intende per "anima inferiore" sono i desideri egoistici e le ambizioni.
Considerato dal punto di vista del Corano, il termine "jihad" può anche significare uno sforzo condotto sul piano intellettuale contro quanti opprimono, trattano ingiustamente, assoggettano alla tortura e alla crudeltà e violano i legittimi diritti umani. Il fine di un tale sforzo è l’affermazione della giustizia, della pace e dell’uguaglianza.
Oltre a questi significati ideologici e spirituali, si considera come "jihad" anche lo sforzo in senso fisico, per quanto, come spiegato in precedenza, esso deve essere condotto unicamente a scopi difensivi. L’utilizzo del concetto di "jihad" per atti di aggressione contro persone innocenti, vale a dire per il terrore, è ingiusto e una grave distorsione del suo autentico significato.


Uno dei propositi principali delle bombe, degli attacchi incendiari e di simili attentati è di diffondere paura, ansietà, insicurezza e senso di panico nella gente.
Il suicidio è proibito nel Corano

Un’altra importante questione sollevata dai recenti attacchi terroristici contro gli Stati Uniti è quella degli attacchi suicidi. Alcune persone del tutto disinformate riguardo all’Islam hanno affermato che questa religione di pace permetterebbe gli attacchi suicidi, mentre in realtà essa stabilisce che tanto l’uccidere se stessi che altri è proibito: "…non uccidetevi da voi stessi..." (Corano, IV, 29) Dio ha dichiarato che il suicidio è un peccato. Nell’Islam è assolutamente proibito uccidere se stessi, per nessuna ragione.
Il Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) afferma che quanti commettono suicidio saranno puniti :
“Senza dubbio, chiunque (intenzionalmente) uccida se stesso, sarà punito nel Fuoco dell’Inferno, dove dimorerà per sempre”.5
Ne risulta che il suicidio e quindi i cosiddetti attacchi suicidi, i quali causano la morte di migliaia di persone innocenti, sono in totale violazione della moralità islamica. Dio dice nel Corano che è un peccato porre fine alla propria vita. Per tale ragione, è del tutto impossibile per chi creda in Dio e affermi di attenersi al Corano compiere un tale atto. Le sole persone capaci di tanto sono coloro che hanno un’erronea percezione della religione, non hanno idea della vera moralità coranica, non si avvalgono delle loro facoltà razionali e della loro coscienza, sono sotto l’influsso di ideologie ateistiche e sono state manipolate da influenze ispirate all’odio e alla vendetta. Ognuno deve opporsi a queste azioni.
... e non uccidetevi da voi stessi. Allah è misericordioso verso di voi.
(Corano, IV, 29)

La compassione, la tolleranza e l’umanità nella storia dell’Islam
Per riassumere quanto considerato, si può dire che la dottrina politica dell’Islam (in altre parole, le regole e i principi concernenti questioni politiche) è estremamente moderata e ispirata alla pace. Tale verità è accettata da diversi storici e teologi non musulmani, tra cui la storica britannica Karen Armstrong, una ex suora esperta in storia del Medio Oriente. Nel suo libro Holy War, nel quale si esaminano le tre religioni divine, afferma:
“... La parola 'Islam' deriva dalla stessa radice araba della parola “pace” e il Corano condanna la guerra come uno stato anormale delle cose opposto al volere di Dio … L’Islam non giustifica una guerra totale di sterminio… L’Islam riconosce che la guerra è inevitabile e talvolta un dovere positivo per porre fine all’oppressione e alla sofferenza. Il Corano insegna che la guerra dovrebbe essere limitata e condotta nella maniera più umana possibile. Mohammad dovette combattere non solo i Meccani, ma anche le tribù ebraiche vicine e le tribù cristiane in Siria, le quali avevano pianificato un’offensiva contro di lui in alleanza con i Giudei. Ciò, tuttavia, non indusse Mohammed a denunciare la Gente del Libro. I suoi musulmani erano costretti a difendersi, ma non combattevano una “guerra santa” contro la religione dei loro nemici. Quando Mohammad inviò il suo liberto Zaid contro i Cristiani alla testa dell’armata musulmana, gli disse di combattere nella causa di Dio con coraggio e umanità. Non si dovevano aggredire i preti, i monaci e le suore, né i deboli e gli indifesi né quanti erano incapaci di combattere. Non vi dovevano essere massacri di civili né si doveva tagliare un singolo albero né distruggere alcun edificio”.6
Dopo la morte del Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace), anche i Califfi che gli succedettero si dimostrarono molto sensibili all’esercizio della giustizia. Nel corso delle conquiste, sia le popolazioni indigene che i nuovi arrivati condussero la loro vita in pace e sicurezza. Abu Bakr, il primo Califfo, richiese alla sua gente di adottare un’attitudine giusta e tollerante in queste terre, in conformità ai valori del Corano. Abu Bakr diede il seguente ordine alla sua armata prima di intraprendere la spedizione siriana:
“Fermatevi, affinché possa darvi dieci norme da ricordare: non tradite, non deviate dal cammino retto. Non mutilate, né uccidete i bambini, gli anziani e le donne. Non distruggete neppure un palmizio, né bruciate o tagliate un singolo albero da frutta. Non trucidate i greggi né le mandrie di cammelli, se non per procurarvi la sussistenza. È probabile che incontriate gente che ha votato la vita al servizio monastico; lasciateli a ciò cui hanno dedicato l’esistenza. È probabile, parimenti, che incontriate gente che vi offrirà cibo di ogni genere. Mangiatene, ma non dimenticate di menzionare il nome di Allah”.7

A Gerusalemme e nei territori circostanti, che furono sotto il dominio islamico per lunghi periodi di tempo, la guerra e il conflitto hanno sostituito la pace e la tolleranza.
Umar ibn al-Khattab, il quale successe ad Abu Bakr, si rese famoso per il modo in cui esercitò la giustizia e stipulò contratti con le popolazioni dei paesi conquistati. Ognuno di questi contratti si dimostrò un esempio di tolleranza e giustizia. Per esempio, nella dichiarazione in cui concedeva protezione ai cristiani di Gerusalemme e Lod, egli garantì che le chiese non sarebbero state demolite e che i musulmani non avrebbero pregato in esse. Umar concesse le stesse condizioni ai cristiani di Betlemme. Durante la conquista di Medain, la dichiarazione di protezione data al patriarca nestoriano Isho'yab III (650 - 660 AD) garantiva ancora che le chiese non sarebbero state demolite e che nessun edificio sarebbero stato convertito in una casa privata o in una moschea. La lettera scritta dal patriarca al vescovo di Fars (Persia) dopo la conquista è ancor più sorprendente, nel senso che rivela chiaramente la tolleranza e la compassione mostrata dai capi musulmani alla Gente del Libro. Nelle parole di un cristiano:
“Gli Arabi ai quali Dio ha dato in questa epoca il governo del mondo... non perseguitano la religione cristiana. Anzi, la favoriscono, onorano i nostri preti e i santi di Dio e concedono benefici alle chiese e ai monasteri”.8
Tutti questi sono esempi importanti i quali rivelano la comprensione della giustizia e della tolleranza dei veri credenti. In un versetto si dice:
“Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di giudicare con equità quando giudicate tra gli uomini. Allah vi esorta al meglio. Allah è Colui che ascolta e osserva”. (Corano, IV, 58)
Canon Taylor, uno dei responsabili delle missioni anglicane, esprime la bellezza della moralità islamica in uno dei suoi discorsi:
“L’Islam ha messo in luce i dogmi fondamentali della religione – l’unità e la grandezza di Dio, la Sua giustizia e misericordia, la sottomissione alla Sua volontà, l’abbandono e la fede. Ha proclamato la responsabilità dell’uomo, la vita futura, il giorno del giudizio e il castigo per gli empi. Ha ripristinato i doveri della preghiera, della carità, del digiuno e della benevolenza. Ha messo in disparte le virtù artificiali, le frodi e le follie religiose, i sentimenti morali perversi e le sottigliezze verbali delle dispute teologiche... Ha dato la speranza allo schiavo, la fratellanza all’umanità e ha riconosciuto le verità fondamentali della natura umana”.9
La falsa affermazione che la gente nei paesi conquistati si convertì all’islam sotto la minaccia delle armi è stata smentita dai ricercatori occidentali, così come la giustizia e la tolleranza dei musulmani è stata confermata. L. Browne esprime la situazione con le seguenti parole:
“Incidentalmente, questi fatti ben documentati smentiscono l’idea tanto a lunga divulgata negli scritti cristiani che i musulmani, ovunque si fossero recati, avrebbero forzato le popolazioni ad accettare l’Islam con la lama della spada”.10

Molti Crociati furono sorpresi dall’attitudine giusta, tollerante e compassionevole mostrata dai musulmani anche sul campo di battaglia. In seguito, essi espressero la loro ammirazione nei memoriali. Nell’immagine si vede la Seconda Crociata inaugurata da Luigi VII.
Nel suo libro The Prospects of Islam, Browne prosegue affermando che il vero motivo delle conquiste musulmane sarebbe la fratellanza dell’Islam. La vasta maggioranza degli amministratori musulmani che hanno regnato sulle terre islamiche nel corso della storia continuarono a trattare i membri delle altre religioni con la più assoluta tolleranza e rispetto. Entro i confini degli stati islamici, sia gli ebrei che i cristiani vissero in sicurezza e libertà.
Il Professor John L. Esposito, docente di Religione e Relazioni Internazionali presso la Georgetown University, descrive il modo in cui gli ebrei e i cristiani che vissero sotto il governo dell’Islam godettero di enorme tolleranza:
“Gli eserciti musulmani si dimostrarono formidabili conquistatori e governatori efficaci, costruttori piuttosto che distruttori. Essi sostituirono i governatori locali e gli eserciti dei paesi conquistati, pur preservando buona parte della loro amministrazione, burocrazia e cultura. Per molti, nelle terre conquistate, non fu che un cambio di governo che portò la pace a popoli demoralizzati e malcontenti a causa delle gravi perdite e dell’esosa tassazione dovuta ad anni di conflitto bizantino-persiano. Le comunità autoctone erano libere di mantenere il loro sistema negli affari interni, domestici. In molti sensi, le popolazioni locali trovarono il dominio musulmano più flessibile e tollerante rispetto a quello di Bisanzio e della Persia. Le comunità religiose erano libere di praticare la loro fede – di adorare e di essere governate dai loro capi religiosi e dalle loro leggi in materia di matrimonio, divorzio e successione. In cambio, gli era richiesto di pagare un tributo, una capitazione (jizya) che gli garantiva la protezione dei musulmani in caso di aggressioni esterne e li esentava dal servizio militare. Erano quindi chiamati i ''protetti'' (dhimmmi). In realtà, ciò significò spesso una minore tassazione, maggiore autonomia locale, governo da parte di altri Semiti con più stretti legami linguistici e culturali rispetto alle élite ellenizzate greco-romane di Bisanzio, oltre a una maggiore libertà religiosa per gli ebrei e i cristiani indigeni. La maggior parte dei culti cristiani, come i Nestoriani, i Monofisiti, i Giacobiti e i Copti, erano stati perseguitati come eretici e scismatici dalla Chiesa orotodossa. Per tale ragione, alcune comunità cristiane ed giudaiche prestarono aiuto agli eserciti invasori, considerandoli meno oppressivi dei loro padroni imperiali. In molti sensi, la conquista recò una Pax Islamica in zone di guerra”.11

Il dominio islamico in Spagna giunse a termine nel 1492 allorquando Granada fu conquistata dalle armate di re Ferdinando e della regina Isabella. Nell’immagine è rappresentata la resa della città.
Un’altra "Pax Islamica" fu quella nei confronti delle donne, un segmento della società che era stato vittima di tremendi abusi in epoche pre-islamiche. Il Professor Bernard Lewis, noto come uno dei maggiori esperti del Medio Oriente, commenta:
“In generale, l’avvento dell’Islam ha apportato un enorme miglioramento alla condizione delle donne nell’Arabia antica, dotandole di proprietà e altri diritti e garantendo una protezione contro gli abusi da parte dei mariti o dei padroni. L’uccisione di bambine neonate, sanzionata dal costume nell’Arabia pagana, fu bandita dall’Islam. Ma la posizione delle donne rimase labile, per poi peggiorare, in questo come in molti altri aspetti, nel momento in cui il messaggio originario dell’Islam perse il suo impeto e fu modificato sotto l’influenza di attitudini e costumi preesistenti”.12
Il regno dei Turchi Selgiudichi e quello degli Ottomani fu contrassegnato da una visione giusta e tollerante dell’Islam. Nel suo libro, The Spread of Islam in the World (La diffusione dell’Islam nel mondo), lo studioso britannico Sir Thomas Arnold spiega la disponibilità dei cristiani ad essere governati dai Selgiudichi in ragione di questa loro attitudine:
“Quello stesso senso di sicurezza nella vita religiosa sotto il dominio musulmano indusse molti cristiani dell’Asia Minore ad accogliere la venuta dei Turchi Selgiudichi come una liberazione … Durante il regno di Michele VIII (1261-1282), i Turchi erano spessi invitati a prendere possesso di piccole città all’interno dell’Asia Minore dagli abitanti per poter fuggire dalla tirannia dell’Impero. Sia i ricchi che i poveri emigrarono nei domini turchi”.13

Il Sultano Beyazid II fu un musulmano devoto. Egli accolse gli ebrei in fuga dalle persecuzioni spagnole e gli concesse la libertà di praticare la loro religione nelle terre musulmane.
Malik Shah, il governatore dell’Impero Selgiudiche all’apice del suo splendore, trattò i sudditi delle terre conquistate con grande tolleranza e compassione e fu quindi ricordato con rispetto e amore. Ogni storico obiettivo menziona la giustizia e la tolleranza di Malik Shah, la quale ispirò amore nei cuori della Gente del Libro. Per tale ragione, caso senza precedenti nella storia, molte città si assoggettarono volontariamente al dominio di Malik Shah. Sir Thomas Arnold menziona inoltre Odo de Diogilo, un monaco di St. Denis che prese parte alla seconda crociata come cappellano privato di Luigi VII, il quale parla nelle sue memorie della giustizia del governo islamico esercitata dai musulmani indipendentemente dall’affiliazione religiosa dei suoi sudditi. Sulla base del vivido resoconto di Odo de Diogilo, Sir Thomas Arnold scrive:
“La situazione dei superstiti sarebbe stata disperata se la vista della loro miseria non avesse volto alla pietà i cuori dei musulmani, i quali attesero ai poveri e agli affamati con piena liberalità. Alcuni addirittura comprarono il denaro francese che i Greci avevano preso ai pellegrini con la forza o con l’inganno e lo distribuirono a piene mani ai bisognosi. Tale fu il contrasto tra il trattamento gentile ricevuto dai pellegrini [da parte dei musulmani] . . . e la crudeltà dei loro correligionari greci, i quali li costrinsero ai lavori forzati, li malmenarono e li derubarono di quel poco che gli era rimasto, che molti di loro abbracciarono volontariamente la fede dei loro liberatori. Secondo le parole dell’antico cronista [Odo de Diogilo]: "Al fine di evitare i loro correligionari che si erano dimostrati tanto crudeli nei loro confronti, cercarono un rifugio sicuro tra gli infedeli i quali erano stati compassionevoli verso di loro. Abbiamo quindi udito che più di tremila di essi si unirono ai Turchi quando questi si ritirarono”."14

La conquista di Costantinopoli da parte del Sultano Mehmet il Conquistatore significò libertà per ebrei e cristiani eterodossi i quali erano stati oppressi per secoli dai dominatori romani e bizantini.
Queste affermazioni da parte di uno storico rivelano che quegli amministratori musulmani che adottarono realmente la moralità dell’Islam governarono sempre con tolleranza, compassione e giustizia. Analogamente, la storia dell’Impero Ottomano, che resse le terre di tre continenti per secoli, abbonda di esempi di tale tolleranza.
Il modo in cui gli ebrei si stabilirono nelle terre ottomane all’epoca del Sultano Beyazid II, dopo essere stati assoggettati a massacri e all’esilio nei regni cattolici di Spagna e Portogallo, è un chiaro esempio della tolleranza propria alla moralità islamica. I monarchi cattolici che all’epoca governavano la Penisola Iberica fecero enormi pressioni su quegli stessi ebrei che in precedenza avevano vissuto pacificamente sotto il dominio musulmano in Andalusia. Mentre musulmani, cristiani ed ebrei avevano convissuto in pace in Andalusia, sotto i monarchi cattolici si impose una forzata cattolicizzazione dell’intera regione, si dichiarò guerra ai musulmani e si oppressero gli ebrei. Ne seguì che gli ultimi monarchi islamici di Granada, nella Spagna meridionale, furono detronizzati nel 1492. I musulmani subirono terribili massacri, mentre quegli ebrei che si rifiutarono di convertirsi alla nuova religione furono costretti all’esilio.
Un gruppo di questi ebrei senza patria cercò rifugio nelle terre dell’Impero Ottomano, dove fu ammesso. La flotta ottomana, sotto il comando di Kemal Reis, condusse gli ebrei esiliati e i musulmani superstiti nelle terre dell’Impero.

Il Sultano Mehmet il Conquistatore accordò molte concessioni al Patriarcato.  Il Patriarca godette di autonomia per la prima volta nella storia sotto il dominio turco. Nel’l’immagine è rappresentato il Sultano Mehmet il Conquistatore mentre riceve il Patriarca.
Il Sultano Beyazid II, entrato nella storia come un pio credente, nella primavera del 1492 insediò gli ebrei espulsi dalla Spagna in alcune parti dell’Impero, nell’area di Edirne e Tessalonica, nella Grecia contemporanea. La maggior parte dei 25000 ebrei turchi residenti oggi in Turchia sono i discendenti di tali ebrei spagnoli. Questi hanno adattato la loro religione e i loro costumi, portati con loro dalla Spagna 500 anni orsono, alle condizioni attuali della Turchia, dove continuano a vivere agiatamente, frequentando le loro scuole, ospedali e associazioni culturali, risiedendo nelle antiche dimore di famiglia e pubblicando addirittura i loro quotidiani. Non solo nel campo del commercio e della finanza i loro rappresentanti occupano posizioni di rilievo, ma anche in diversi ambiti professionali, dalla tecnica alla pubblicità, acquistando una crescente influenza nei circoli intellettuali. Mentre le comunità ebraiche residenti nei paesi europei furono esposte per secoli alla minaccia di attacchi antisemiti, in Turchia godettero di pace e sicurezza. Questo esempio è sufficiente a dimostrare la tolleranza dell’Islam e la sua comprensione della giustizia.
La compassione e la tolleranza esibite dal Sultano Beyazid II sono comuni a tutti i sultani ottomani. Quando il Sultano Mehmet il Conquistatore conquistò Costantinopoli, permise ai cristiani e agli ebrei di risiedervi liberamente. André Miquel, noto per i suoi pregiati studi sulla giustizia e la tolleranza praticate dai musulmani, scrive:
“Le comunità cristiane vissero in uno stato meglio amministrato che durante l’epoca bizantina e latina. Non furono mai soggetti a sistematiche persecuzioni. Al contrario, l’Impero e in special modo Istanbul divennero un rifugio per gli ebrei spagnoli che erano stati torturati. Non furono mai islamizzati forzosamente; i movimenti di islamizzazione furono il risultato di processi sociali”.15
Come risulta chiaro da questi fatti, i musulmani non hanno mai esercitato alcuna oppressione nella storia. Al contrario, hano recato ovunque la pace e la sicurezza a tutte le nazioni e comunità religiose. Attenendosi al versetto di Dio che recita: "Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l'insolente, il vanaglorioso" (Corano, IV, 36) hanno mostrato una condotta esemplare a tutti i popoli.
In breve, l’amicizia, la fratellanza, la pace e l’amore sono le basi della moralità coranica, ed è tali virtù superiori che i musulmani devono aderire (Per ulteriori dettagli si veda Harun Yahya, La giustizia e la tolleranza nel Corano).

Coloro che hanno creduto e non ammantano di iniquità la loro fede…
(Corano, VI, 82)
 

Il segreto al di là della materia

IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

Selected parts from (10 Works in Total)

Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

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(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

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(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

(Estratto dell’intervista al Sig. Adnan Oktar, CayTVMarasAksu del 10 dicembre 2009 )

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

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Estratto dall’intervista Dem Tv e Tempo Tv di Adnan Oktar il 18 dicembre 2009

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

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(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell'Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010