L'Islam denuncia il terrorismo

IL VERO VOLTO DEL TERRORISMO CHE AGISCE IN NOME DELLA RELIGIONE

Tutti gli esempi precedenti dimostrano che gli atti organizzati di terrore mossi contro persone innocenti sono del tutto contrari all’islam e che è improbabile che un musulmano possa macchiarsi di tali crimini. Al contrario, i musulmani hanno la responsabilità di fermare i colpevoli, al fine di eliminare la corruzione e garantire la pace e la sicurezza a tutti i popoli del mondo.
Non è possibile parlare di “terrore cristiano”, “terrore ebraico”, o “terrore islamico”. In realtà, un esame del retroterra culturale dei responsabili di questi atti rivela che il terrorismo non è un fenomeno religioso, bensì sociale.
I Crociati: barbari che calpestarono
la loro propria religione
Il vero messaggio di una religione o di un sistema di credenze può talvolta essere distorto dai suoi pseudo-aderenti. I Crociati, un episodio oscuro nella storia cristiana, costituiscono un valido esempio di tale distorsione.
I Crociati erano cristiani europei che intrapresero, a partire dalla fine dell’XI secolo, spedizioni al fine di riconquistare la Terra Santa (la Palestina e le aree circostanti) dai musulmani. Si misero in marcia con un cosiddetto fine religioso, devastarono tuttavia ogni acro di terra in cui misero piede e diffusero la paura ovunque si recarono. Sottoposero popolazioni civili a esecuzioni di massa e depredarono città e villaggi. La conquista di Gerusalemme, dove musulmani, ebrei e cristiani convivevano pacificamente sotto il dominio islamico, ebbe luogo con un enorme spargimento di sangue. Massacrarono senza pietà tutti i musulmani e gli ebrei della città.

Sotto il governo islamico, i musulmani, gli ebrei e i cristiani ortodossi convissero in pace a Gerusalemme. Quando i Crociati conquistarono la città (si veda sopra) compirono un terribile massacro. I Crociati continuarono quindi a saccheggiare moltre altre città e a trucidare i civili che incontrarono.
Secondo le parole di uno storico: "Uccisero tutti i Saraceni e i Turchi che trovarono ... uomini o donne."16 Uno dei crociati, Raimondo di Aguiles, si vantò di tale brutalità:
“Si poteva assistere a scene meravigliose. Alcuni dei nostri (e questo è più misericordioso) tagliavano le teste dei nostri nemici; altri li colpivano con le frecce per farli cadere dalle torri; altri li torturavano più a lungo gettandoli tra le fiamme. Nelle strade della città si vedevano mucchi di teste, mani e piedi. Occorreva farsi largo tra i cadaveri degli uomini e dei cavalli. Ma tutto ciò non era niente in confronto a quello che avveniva presso il tempio di Salomone, un luogo dove normalmente si tenevano le cerimonie religiose... nel tempio e nel portico di Salomone gli uomini andavano a cavallo con il sangue che arrivava fino alle ginocchia e alle redini”.17
In due giorni, l’armata crociata massacrò 40000 musulmani nel barbaro modo sopra descritto.18
La barbarie dei Crociati giunse a tali eccessi che, durante la IV Crociata, essi misero al sacco Costantinopoli (l’attuale Istanbul), una città cristiana, e depredarono le chiese degli oggetti d’oro.
Tale ferocia fu ovviamente del tutto contraria alla dottrina cristiana. Il Cristianesimo, secondo la Bibbia, è un “messaggio d’amore”. Nel Vangelo secondo Matteo, Gesù (pbsl) dice ai suoi discepoli: "amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori " (Matteo, V, 44). Secondo il Vangelo di Luca, Gesù (pbsl) disse: " A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra." (Luca, VI, 29) In nessun capitolo del Vangelo si legittima l’uso della violenza, per cui l’omicidio di persone innocenti è inimmaginabile. Si può trovare il concetto di "massacro degli innocenti", ma solo in riferimento al crudele tentativo del re ebreo Erode di uccidere Gesù (pbsl) mentre era in fasce.
Se il Cristianesimo è una religione basata sull’amore, in cui non vi è posto per la violenza, come hanno potuto i Crociati commettere atti tra i più crudeli della storia? La ragione principale fu che essi erano persone per lo più ignoranti che si possono definire come "feccia". Queste masse, che non conoscevano quasi nulla della loro religione e che probabilmente non avevano mai letto la Bibbia, dei cui valori morali erano del tutto ignare, furono indotte a commettere tali atrocità per i condizionamenti della propaganda crociata che presentava tale violenza come il “volere di Dio”. Avvalendosi di tali metodi fraudolenti, molti furono incoraggiati a commettere atti atroci seppure severamente proibiti dalla religione.

Il 12 settembre 1204, i Crociati entrarono a Costantinopoli, che allora era governata dai cristiani. Misero al sacco la città al punto da strappare l’oro dalle chiese
Vale la pena ricordare che in quell’epoca i cristiani d’Oriente, tra cui i Bizantini, i quali erano culturalmente ben più evoluti dei loro correligionari occidentali, adottavano valori più umani. Sia prima che dopo la conquista crociata, i cristiani ortodossi convivevano armonicamente con i musulmani. Secondo Terry Jones, commentatore della BBC, con il ritiro dei Crociati dal Medio Oriente, “la vita civilizzata rifiorì e i membri delle tre fedi monoteistiche ritornarono a una pacifica coesistenza."19
L’esempio dei Crociati è indicativo di un fenomeno generale. Quanto più gli aderenti a un’ideologia sono incivili, intellettualmente sottosviluppati e ignoranti, tanto più fanno ricorso alla violenza. Ciò vale anche per quelle ideologie non correlate con la religione. Tutti i movimenti comunisti nel mondo sono inclini alla violenza. I più selvaggi e sanguinari furono i Khmer Rossi in Cambogia, i quali, non a caso, erano anche i più ignoranti.
Il carattere beduino nel Corano
All’epoca del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace), esistevano due fondamentali strutture sociali in Arabia. Gli abitanti delle città e i beduini (Arabi del deserto). Nelle città arabe prevaleva una cultura sofisticata. Relazioni commerciali legavano le città al resto del mondo, il che contribuì alla formazione di una "vita civilizzata" tra gli Arabi che abitavano le città. Essi avevano gusti estetici raffinati, traevano piacere dalla letteratura, in particolare dalla poesia. Gli Arabi del deserto, invece, erano le tribù nomadi che vivevano nel deserto, con una cultura molto rozza. Completamente a digiuno di arti e letteratura, avevano un carattere non raffinato, rude.
L’Islam nacque e si formò tra gli abitanti di Mecca, la più importante città della penisola. L’Islam si diffuse, tuttavia, nel resto della regione e tutte le tribù lo abbracciarono. Tra esse vi erano anche gli Arabi del deserto, che erano in un certo modo problematici: il loro povero retroterra culturale e intellettuale preveniva alcuni di loro dal cogliere la profondità e il nobile spirito dell’Islam. A tale proposito, Dio ha affermato in un versetto:
“I beduini sono i più ostinati nella miscredenza e nell'ipocrisia, i più pronti a disconoscere le leggi che Allah ha fatto scendere sul Suo Messaggero. Allah è sapiente, saggio”. (Corano, IX, 97)

Al tempo del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace), i beduini erano tribù nomadi del deserto. A causa delle estreme condizioni in cui vivevano, giunsero a formare una cultura dura e rozza.
Gli Arabi del deserto, vale a dire quei gruppi sociali “più ostinati nella miscredenza e nell'ipocrisia” sempre inclini a disubbidire al comando di Dio, entrarono a far parte del mondo dell’Islam all’epoca del Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace). Ciò nondimeno, divennero una fonte di disordine per la casa dell’Islam. La setta dei “Kharijiti”, per esempio, emerse tra i beduini. Il tratto più distintivo di questa setta perversa (i cui membri furono chiamati "Kharijiti", “ribelli”, per la loro estrema deviazione dalle pratiche islamiche fondate sulla Sunnah), fu la loro natura selvaggia e fanatica. I "Kharijiti", i quali avevano una scarsa comprensione dell’essenza dell’Islam o delle virtù e dei valori del Corano, dichiararono guerra contro tutti gli altri musulmani basandosi sull’errata interpretazione di un versetto coranico. Essi condussero inoltre “atti di terrorismo”. Ali, che era uno dei compagni più intimi del Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace), descritto come “la porta della città della conoscenza”, fu assassinato da un Kharijita.
In epoche successive, emerse un’altra brutale organizzazione: gli "Hashashis" (Assassini). Si trattava di una vera e propria “organizzazione terroristica” costituita di militanti ignoranti e fanatici privi di una profonda comprensione dell’essenza dell’Islam e quindi facilmente influenzabili mediante una semplice propaganda e promesse infondate.
In altre parole, così come i Crociati distorsero e fraintesero il Cristianesimo trasformandolo in un’insegnamento fondato sulla brutalità, alcuni gruppi perversi emersi nel mondo islamico travisarono l’Islam e ricorsero alla violenza. L’elemento in comune tra queste sette e i Crociati era la natura “beduina”. Vale a dire, l’ignoranza, la rozzezza e l’assenza di cultura, oltre all’incapacità di intendere realmente la religione. Il ricorso alla violenza derivò da tale limitatezza intellettuale, piuttosto che dalla religione cui sostenevano di aderire.
Un terrorista non conosce la pietà e il suo unico proposito è la distruzione
Il fondatore dell’anarchismo russo, Michele Bakunin, e il suo discepolo Nechayev definirono con queste parole il terrorista ideale:
“L’intera occupazione della sua [di un rivoluzionario] esistenza, non solo a parole, ma anche nei fatti, è la guerra contro l’ordine esistente della società e tutto il cosiddetto mondo civilizzato, con le sue leggi, la sua morale, i suoi costumi. È un oppositore senza compromessi … Conosce solo una scienza: la scienza della distruzione”. (Articolo tratto da The Alarm Newspaper, Bakunin's Ground-Work for the Social Revolution, 26 dic. 1885, pag. 8)
Come si evince da queste parole, i terroristi sono persone che troncano le loro relazioni con ogni istituzione materiale e spirituale, considerata un impedimento ai loro obiettivi, rigettando di conseguenza ogni valore morale. Bakunin disse inoltre: "Giorno e notte non ha che un solo pensiero, un solo scopo: la distruzione spietata. Mentre persegue incessantemente, a sangue freddo, il suo fine, deve essere pronto a morire in ogni momento e a uccidere con le proprie mani chiunque tenti di frustrare i suoi piani." Nel suo Ground-Work for the Social Revolution presenta una descrizione del terrorista :

Michael Bakunin
“Severo con se stesso, lo è anche nei confronti degli altri. Tutti quei deboli sentimenti che vanno dalle relazioni personali all’amicizia, dall’amore alla gratitudine, devono essere soppressi mediante l’unica fredda passione del lavoro rivoluzionario”.
Queste parole mettono a nudo il volto oscuro del terrorismo e mostrano come si opponga radicalmente alla religione dell’Islam, la quale si fonda sulla pace, la tolleranza e l’amore. Nel seguente versetto, Dio rivela come la pace sia la reale salvezza dell’umanità e che la ricerca del suo opposto, vale a dire la guerra e il conflitto, non significa altro che “seguire le tracce di Satana”:
“O voi che credete! Entrate tutti nella Pace. Non seguite le tracce di Satana. In verità egli è il vostro dichiarato nemico...”. (Corano, II, 208)

La psicologia di massa del terrorism
Un’altra importante caratteristica dei terroristi è l’agire in uno spirito collettivo. Tale attitudine prevede che le idee individuali e la scelta personale siano soppresse in vista di un singolo ideale comune. Quanti agiscono nell’ambito di questo spirito collettivo mettono da parte la loro razionalità e commettono atti indipendenti dalla loro volontà personale e coscienza. In molti paesi del mondo, molti gruppi terroristici composti da una minoranza di persone ottuse e incolte vengono coinvolti nell’isteria dei raduni collettivi e della propaganda e, senza intenderne le ragioni, commettono atrocità di massa. In un batter d’occhio, costoro possono trasformarsi in assassini grondanti di sangue o in terroristi capaci di commettere atti inumani. Per quanto una persona possa apparire, quando è sola, quieta e calma, una volta entrata a far parte di un gruppo terroristico può macchiarsi di azioni quali l’incendio doloso e l’aggressione senza ragioni apparenti. Un tale influsso può essere esercitato anche su persone disposte a morire per la loro causa. La maggior parte di coloro che prendono parte agli atti di terrore sono privi di volontà e coscienza, tanto da divenire simili a greggi di pecore sotto l’influenza della psicologia di massa. Il buon senso e il giudizio vengono sostituiti da un’emotività esagerata e da una tendenza alla violenza e all’aggressività. Intolleranti, queste persone possono essere provocate facilmente, nel qual caso non conoscono alcun limite.
L’errore di questa psicologia di massa è rivelato nel Corano laddove si dice che gli esseri umani devono agire in accordo alla loro volontà e intelligenza:
“Non seguire ciò di cui non hai conoscenza alcuna. Di tutto sarà chiesto conto: dell'udito, della vista e del cuore”. (Corano, XVII, 36)

Una delle fonti del terrorismo:
il fanatismo del terzo mondo
Questi esempi della storia sono illuminanti per una migliore comprensione del fenomeno, il cosiddetto 'terrorismo islamico' che al giorno d'oggi è argomento d'attualità in tutto il mondo. Questo perché quelli che compaiono e che portano a termine gli atti di terrorismo nel nome dell'Islam, o quelli che sostengono tali atti - persone che senza dubbio sono una minoranza nel mondo islamico - sono frutto di quel “carattere Beduino”, non dell'Islam. Non riuscendo a comprendere l'essenza dell'Islam, essi provano a fare di esso - essenzialmente una religione di pace e giustizia - uno strumento di barbarie, che è semplicemente un risultato della loro struttura sociale e culturale. All'origine di questa barbarie, che può essere ben definita "fanatismo del terzo mondo", sono le incolte iniziative di gente priva d'amore per il genere umano.
È vero che negli ultimi secoli i musulmani in ogni angolo del mondo sono stati vittime della violenza commessa dalle forze occidentali e dai loro alleati. Gli stati colonialisti europei e gli oppressivi regimi locali sostenuti dall’Occidente (come Israele) hanno causato gravi sofferenze alla maggior parte dei musulmani. Tale situazione, tuttavia, deve essere affrontata unicamente in conformità alle ingiunzioni coraniche.
In nessuna parte del Corano Dio comanda ai credenti di rispondere alla violenza con la violenza. Al contrario, Dio ordina ai musulmani di rispondere al male con il bene:
“Non sono certo uguali la cattiva [azione] e quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l'inimicizia, diventerà un amico affettuoso”. (Corano, XLI, 34)
Non vi è dubbio che reagire contro queste crudeltà sia un diritto legittimo dei musulmani. Tali reazioni, tuttavia, non dovrebbero sfociare in un odio cieco o in un’ostilità iniqua. Nel seguente versetto Dio ammonisce i credenti:
“... E non vi spinga alla trasgressione l'odio per quelli che vi hanno scacciato dalla Sacra Moschea. Aiutatevi l'un l'altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione. Temete Allah, Egli è severo nel castigo”. (Corano, V, 2)
Ne consegue che il commettere atti terroristici contro persone incolpevoli di altre nazioni reclamando di “rappresentare le nazioni innocenti nel mondo” è del tutto incompatibile con l’Islam.
Un altro punto che merita una menzione speciale è il fatto che non tutti i paesi e le comunità occidentali possono essere ritenuti responsabili per la violenza e l’oppressione nei confronti dei musulmani. In realtà, la responsabilità di questi atti immani ricade sulle filosofie e ideologie atee e materialiste che prevalsero nel corso del XIX secolo. Il colonialismo europeo non trasse origine dal Cristianesimo. Al contrario, furono quei movimenti antireligiosi contrari al Cristianesimo ad aprire la via al colonialismo. Alle radici delle maggiori brutalità del XIX secolo si trova l’ideologia sociale darwinista. Nel mondo occidentale contemporaneo sono ancora presenti fattori opposti di crudeltà e offesa, con i quali coesiste inoltre una cultura dominata da elementi di pace e giustizia originata dal Cristianesimo. In realtà, il disaccordo principale non è tra l’Occidente e l’Islam, bensì quello tra i devoti dell’Occidente e del mondo islamico da una parte e quanti si oppongono alla religione (materialisti, atei, darwinisti) dall’altra.
Un’altra indicazione del fatto che l’Islam non ha nulla a che fare con il fanatismo del terzo mondo è che quest’ultimo è stato identificato fino a tempi recenti con l’ideologia comunista. Come ben noto, simili atti di terrore antioccidentali furono commessi durante gli anni ’60 e ’70 da organizzazioni comuniste sostenute dall’Unione Sovietica. Con la dissoluzione dell’ideologia comunista, alcune strutture sociali che avevano ingenerato le organizzazioni comuniste volsero la loro attenzione all’Islam. Tale “brutalità presentata in guisa di religione", formata incorporando alcuni concetti e simboli islamici nella pre-esistente retorica comunista, è totalmente contraria ai valori morali che sono l'essenza dell'Islam.
Un'ultima annotazione su questo argomento è che l'Islam non è prerogativa di una particolare nazione o regione geografica. Contrariamente alla percezione generalizzata in Occidente, l'Islam non è una "cultura orientale". L'Islam è l'ultima religione rivelata all'umanità intera per guidarla sul sentiero retto. I musulmani hanno la responsabilità di far conoscere la vera religione alle genti di ogni nazione e cultura, e di farle sentire più vicine all'Islam.
Quindi, c'è un'unica soluzione per le persone e i gruppi che, nel nome dell'Islam, ricorrono al terrore o instaurano regimi oppressivi e fanno di questo mondo un luogo spaventoso, invece di renderlo più bello: far conoscere il vero Islam e in modo che le masse possano capirlo e viverlo.
Uno dei metodi del terrorismo: ingenerare la paura e il panico nella società
Una delle caratteristiche fondamentali del terrorismo è la selezione indiscriminata degli obiettivi al fine di diffondere la paura e l’insicurezza generale. Se si pensasse di essere possibili bersagli occasionali dei terroristi, non ci si sentirebbe più sicuri dal momento che non vi è modo di proteggersi da attacchi inaspettati. Questa è la ragione dell’arbitrarietà e imprevedibilità degli atti di terrore.

Le organizzazioni terroriste attaccano i loro obiettivi indiscriminatamente, il che significa la morte di persone innocenti e indifese. Un tipico esempio fu l’attentato al gas nervino nella metropolitana di Tokyo il 20 marzo 1995.
L’errore del radicalismo
Vi è un altro concetto che deve essere esaminato in concomitanza con quello del terrore: il fenomeno del radicalismo.
Radicalismo significa favorire repentini cambiamenti distruttivi in ogni ambito mediante una politica intransigente. I radicali si caratterizzano per il loro desiderio di un mutamento rivoluzionario e per un’attitudine spesso aggressiva e severa.
In questo, come in ogni altro ambito della vita, la guida dei musulmani deve essere il Corano. Quando si considera il radicalismo alla luce del Libro, si nota come non abbia alcuna affinità con il comportamento ordinato da Dio ai credenti. Nel Corano, Dio descrive il credente come una persona amorosa, affabile, che evita i conflitti e le polemiche capace di rivolgersi anche all’interlocutore più ostile con calore e amicizia.
Un esempio di tale attitudine si ritrova nel comando rivolto da Dio a Mosè e ad Aronne (pace su di loro) di rivolgersi a Faraone con gentilezza:
“Andate da Faraone: in verità si è ribellato! Parlategli con dolcezza. Forse ricorderà o temerà [Allah]”. (Corano, XX, 43-44)
Faraone era uno dei miscredenti più crudeli e ribelli del suo tempo. Era un despota che negava Dio e adorava gli idoli, oltre ad avere sottoposto i credenti (gli Israeliti dell’epoca) a terribili crudeltà e massacri. Ciò nonostante, Dio ordinò ai Suoi Profeti di recarsi da un uomo talmente ostile e di parlargli con dolcezza.
Si può notare come Dio abbia ordinato il dialogo amichevole, non il conflitto e le parole forti, né gli slogan rabbiosi e le proteste agitate.


Allah vi ordina di restituire i depositi ai loro proprietari e di giudicare con equità quando giudicate tra gli uomini. Allah vi esorta al meglio. Allah è Colui che ascolta e osserva.
(Corano, IV, 58)
Un altro esempio tratto dal Corano, che mostra ai musulmani il modello di comportamento da seguire, si trova nel dialogo tra Shu'ayb e i negatori:
“E ai Madianiti [mandammo] il loro fratello Shu'ayb. Disse: «O popol mio, adorate Allah. Non avete altro dio all'infuori di Lui. Non truffate sul peso e sulla misura. Vi vedo in agiatezza, ma temo per voi il castigo di un Giorno che avvolgerà.
O popol mio, riempite la misura e [date] il peso con esattezza, non defraudate la gente dei loro beni e non spargete disordine sulla terra, da corruttori.
Quello che permane presso Allah è meglio per voi, se siete credenti. Io non sono il vostro custode».
Dissero: «O Shu'ayb! Abbandonare quello che adoravano i nostri avi, non fare dei nostri beni quello che ci aggrada… è questo che ci chiede la tua religione? Invero tu sei indulgente e retto!».
Disse: «O popol mio, cosa pensate se mi baso su una prova evidente giuntami dal mio Signore, Che mi ha concesso provvidenza buona? Non voglio fare diversamente da quello che vi proibisco, voglio solo correggervi per quanto posso. Il mio successo è soltanto in Allah, in Lui confido e a Lui ritornerò»”. (Corano, XI, 84-88)
Quando si esaminano queste parole, si può notare l’amicizia e l’umiltà con cui Shu'ayb invitò la gente a credere in Dio e ad adottare principi morali elevati. È quindi possibile mettere in luce alcune delle ragioni di quanto affermato in questi versetti:


Per i terroristi, l’assassinio, la distruzione e la rovina costituiscono un modo di vita. Per essi, lo spargimento di sangue è un atto deliberato. Sono in grado di sparare a innocenti, gettare bombe contro bambini o devastare edifici senza provare alcun sentimento di compassione.
Quando Shu'ayb dice: "Io non sono il vostro custode", non intende dominarli. Il suo unico intento è di informarli delle verità che Dio ha rivelato.
"Invero tu sei indulgente e retto". Queste parole mostrano il carattere gentile e cortese di Shu'ayb, particolarmente apprezzato dai negatori.
"O popol mio, cosa pensate?". Questa espressione rivela come Shu'ayb invitasse i negatori ad avvalersi della loro intelligenza e coscienza. In altre parole, egli non esercitò alcuna pressione, ma mise in questione le loro idee da una posizione diffrente, sollecitandoli a riflettere e a trarre conclusioni sulla base della loro libera coscienza.
"Non voglio fare diversamente da quello che vi proibisco". La proibizione di Shu'ayb non è un ordine. Egli spiega piuttosto che alcuni atti sono peccaminosi ed invita la gente ad abbandonarli. La sua intenzione non è di discutere con la gente, per metterla a disagio e istigare una polemica, bensì di esortarla alla fede e alla pratica di elevati principi morali.
Un esame del Corano rivela come tutti i Profeti avessero una disposizione accogliente, gentile e tollerante. Dio descrive Abramo come “tenero e premuroso" (Corano, IX, 114). In un altro versetto i principi morali del Profeta Muhammad (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) sono descritti con le seguenti parole:
“È per misericordia di Allah che sei dolce nei loro confronti! Se fossi stato duro di cuore, si sarebbero allontanati da te. Perdona loro e supplica che siano assolti. Consultati con loro sugli ordini da impartire; poi, quando hai deciso abbi fiducia in Allah. Allah ama coloro che confidano in Lui” (Corano, III, 159).
Un’ovvia caratteristica del radicalismo è l’ira. Tale disposizione è palese nei discorsi, negli scritti e nei cortei dei radicali. L’ira, tuttavia, non è un attributo dei musulmani. Nel Corano, Dio descrive i credenti definendoli come: "quelli che donano nella buona e nella cattiva sorte, quelli che controllano la loro collera e perdonano agli altri, poiché Allah ama chi opera il bene". (Corano, III, 134)
In nessuna situazione il musulmano dovrebbe abbandonarsi all’ira. L’unica cosa che un musulmano desidera da parte degli altri è che credano in Dio e che vivano in conformità ai principi morali, seppure ciò sia possibile solo per la Sua grazia. Per quanto si faccia o per quanto si tenti di spiegare la verità alla gente, i cuori degli uomini sono nelle mani di Dio, come Egli ricorda in questo importante versetto: "... Non vedono i credenti che Allah, se volesse, potrebbe guidare tutti gli uomini sulla retta via? ..." (Corano, XIII, 31).
Questo fatto è inoltre rimarcato in un altro versetto:
“Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?” (Corano, X, 99).
Ogni musulmano ha quindi il dovere di spiegare i fatti e di invitare la gente ad accettarli. Poi, che accettino oppure no, ciò dipende interamente dalla loro coscienza. Dio rivela questa verità nel Corano quando dice:
“Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore. Chi dunque rifiuta l'idolo e crede in Allah, si aggrappa all'impugnatura più salda senza rischio di cedimenti. Allah è audiente, sapiente” (Corano, II, 256).
Non si può dunque costringere gli altri a credere e ad accettare l’Islam, o i musulmani a compiere le orazioni e a guardarsi dal peccato. Si può solo dare dei cosigli. Dio rivela in alcuni versetti rivolti al Messaggero di Dio (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) che i musulmani non sono oppressori:
“Ben conosciamo quello che dicono: tu non sei tiranno nei loro confronti! Ammonisci dunque con il Corano chi non teme la Mia minaccia” (Corano, L, 45).
“Di': «O uomini! vi è giunta la verità da parte del vostro Signore. Chi è sulla Retta Via lo è per sé stesso, e chi se ne allontana lo fa solo a suo danno.
Io non sono responsabile di voi»” (Corano, X, 108).
La responsabilità dei musulmani si limita unicamente all’esposizione della moralità della religione, non spetta loro di fare pressioni o di imporre alcunché, bensì di parlare con gentilezza anche ai negatori più tirannici. I musulmani non possono essere radicali, poiché il radicalismo è l’opposto delle qualità che abbiamo enumerato. Il radicalismo è una corrente di pensiero che nulla ha in comune con l’Islam, nel quale è stato introdotto, sotto forma di posizione politica, dall’esterno. Quando si esaminano i fenomeni sociali descritti come radicalismo, si può vedere come essi siano basicamente una collezione di metodi e dichiarazioni utilizzati nel passato dai comunisti, o un’espressione di quel "furore" che non ha spazio nel vero Islam. (Corano, XLVIII, 26)
Ogni musulmano deve rifiutare qualsiasi atteggiamento improntato all’ira e alla polemica intransigente, il quale è contrario alla vera natura del Corano, mostrando piuttosto amicizia, gentilezza, tolleranza, calma e compassione. I musulmani devono costituire un esempio per il mondo, meritando ammirazione per la loro maturità, moderazione, modestia e tranquillità. I musulmani devono vivere l’Islam nel miglior modo possibile e introdurre nel mondo la moralità islamica anche per mezzo delle loro conquiste nei campi della scienza, della cultura, dell’arte, dell’ordine sociale e in ogni altro ambito.
Spiegare l’Islam e difenderlo da idee estranee è parte di quanto descritto sopra. Nel versetto seguente, Dio rivela chiaramente l’attitudine da adottare nei confronti degli altri:
“Chiama al sentiero del tuo Signore con la saggezza e la buona parola e discuti con loro nella maniera migliore. In verità il tuo Signore conosce meglio [di ogni altro] chi si allontana dal Suo sentiero e conosce meglio [di ogni altro] coloro che sono ben guidati” (Corano, XVI, 125).
I metodi terroristi e la psicologia
il concetto di terrore ha nel linguaggio di oggi un significato più ampio. Si riferisce in generale a forme di conflitto armato condotte da gruppi ideologici radicali. Significa inoltre intimidazione, per quanto in un ambito assai vasto, che include l’intera esistenza di persone costrette a vivere costantemente sotto la minaccia della violenza. Il terrore prevede un’intensa e sistematica opera di intimidazione volta a indurre la gente ad adottare un certo modo di pensare e di vivere, così come ogni altro genere di violenza condotta a tale scopo. In ogni situazione, il bersaglio del terrorismo è, direttamente o indirettamente, il cittadino stesso.
Le organizzazioni terroristiche si avvalgono del terrore per ottenere supporto. L’intimidazione è pianificata al fine di incrementare la loro forza e ottenere così il sostegno della cittadinanza.

I terroristi mirano a distruggere la gente sia fisicamente che psicologicamente al fine di ottenere i loro scopi. La moralità della religione, tuttavia, si oppone al terrorismo per il fatto che aspira a stabilire l’amore, il benessere, la compassione, la gioia e la speranza nella società.
Quando si menziona la parola “terrore” si pensa generalmente al “terrore di sinistra”, per quanto vi sia un altro genere di terrore praticato nei paesi del Terzo Mondo dai regimi dittatoriali. In realtà, quest’ultimo non è altro che una massiccia applicazione delle tattiche terroristiche di sinistra. Un dittatore o un partito al potere è oppressivo, in quanto si serve del potere solo per il suo interesse personale, il che ingenera ogni sorta di opposizione sociale. In questa situazione, il regime dittatoriale ricorre sempre allo stesso metodo per dimostrare di essere più forte dell’opposizione: l’uso del terrore per intimorire i cittadini e consolidare il potere.
Le organizzazioni terroristiche, d’altra parte, in conformità con le ideologie cui aderiscono, pretendono che al fine di conseguire il loro scopo sia necessario rimuovere un governo e i suoi amministratori, considerati illegittimi e crudeli, per essere così in grado di stabilire un modo di vita più felice e giusto. Ciò non è tuttavia realistico. Nei primi versetti di Sura Al-Baqara, Dio ordina a quanti la pensano in questo modo:
“E quando si dice loro: "Non spargete la corruzione sulla terra", dicono: "Anzi, noi siamo dei conciliatori!". Non sono forse questi i corruttori? Ma non se ne avvedono” (Corano, II, 11-12).
Per i terroristi l’assassinio è uno stile di vita, possono quindi sparare a persone innocenti e scagliare bombe contro i bambini senza provare alcuna pietà. Per essi lo spargimento di sangue è un piacere. Hanno cessato di essere umani e si sono trasformati in bestie crudeli. Chiunque tra essi mostri la benché minima compassione è tacciato di codardia e tradimento e quindi eliminato. Spesso rivolgono le armi contro i loro stessi compagni in purghe sanguinose per evitare l’emergere di fazioni all’interno di una stessa organizzazione.
Come si può vedere, il terrorismo non è che una diabolica fonte di morte. Chiunque favorisca questo ciclo di ferocia difende un sistema satanico. Il fatto che i terroristi si avvalgano di un linguaggio e di simboli religiosi non deve trarre in inganno. Quei terroristi che si celano sotto il velo della religione sono doppiamente colpevoli, sia del sangue versato che della propaganda antireligiosa da essi condotta nel commettere questi crimini in nome di essa.

Secondo l’insegnamento morale del Corano, uccidere un innocente è un atto di immensa crudeltà. Dio proibisce gli attentati terroristici e ne condanno i responsabili.
Il terrore e la religione si oppongono reciprocamente. Il terrorismo è la via dell’aggressione, dell’omicidio, del conflitto, della crudeltà e della miseria. Secondo il Corano tutto ciò non è che oppressione. Dio si compiace della pace, dell’armonia, della benevolenza e del compromesso e proibisce il terrore e ogni genere di azione che non promuova tali valori, condannando quanti si macchiano di questi delitti:
“Coloro che infrangono il patto di Allah dopo averlo accettato, spezzano ciò che Allah ha ordinato di unire e spargono la corruzione sulla terra - quelli saranno maledetti e avranno la peggiore delle dimore”. (Corano, XIII, 25)
La caratteristica fondamentale che il terrorismo e quanti sono infetti da tale crudeltà hanno in comune è la totale assenza del timore e dell’amore di Dio. I loro cuori si sono induriti e sono spiritualmente infermi. Nel Corano Dio descrive il carattere di queste persone:
“Non dare ascolto ad alcun miserabile spergiuro, al diffamatore, seminatore di maldicenza, a quel grande nemico del bene, trasgressore, peccatore, arrogante e persino bastardo”. (Corano, LXVIII, 10-13)
La ribellione ingiustificata e l’aggressione sono proibiti da Dio. Quanto oggi si definisce terrore e anarchia è proibito nell’Islam. Il Corano recita:
“Di': «Il mio Signore ha vietato solo le turpitudini palesi o nascoste, il peccato e la ribellione ingiusta, l'attribuire ad Allah consimili a proposito dei quali [Egli] non ha concesso autorità alcuna e il dire contro Allah cose di cui non conoscete nulla»”. (Corano, VII, 33)

…Temete Allah. Allah è ben informato su quello che fate. (Corano, V, 8)
Le azioni violente: uno dei metodi più importanti
della propaganda terrorista
I terroristi considerano le azioni violente come una forma di propaganda per le loro organizzazioni. Per essi, uccidere persone innocenti, assaltare banche, assassinare, rapire e innescare ordigni esplosivi costituisce una propaganda per il loro sforzo. Per un terrorista teso a spargere il caos, un singolo atto violento può rappresentare una pubblicità ben maggiore della distribuzione di milioni di opuscoli.

I terroristi considerano le loro azioni distruttive come atti di propaganda: sperano di diffondere la paura distruggendo uomini e proprietà.
Questa idea è del tutto estranea alla compassione, alla misericordia, alla concordia e alla tolleranza. È aliena all’insegnamento morale del Corano e può ingenerare una forma di proselitismo unicamente in società in cui le ideologie antireligiose predominino. Per tale ragione, l’unica soluzione in grado di salvare l’umanità da questo cammino oscuro intrapreso è la generale accettazione degli insegnamenti morali esposti nel Corano come base della vita.
Allah chiama alla dimora della pace e guida chi Egli vuole sulla Retta via.
(Corano, 10:25)
 

Il segreto al di là della materia

IL CROLLO DEL DARWINISMO E LA REALTÀ DELLA CREAZIONE

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

IL CROLLO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE

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Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

Quando muoiono e sono sepolti, gli uomini si lasciano alle spalle le case, le famiglie, gli averi ed ogni cosa di questo mondo

(Estratto dall’intervista ad Adnan Oktar su harunyahya.tv 6 Agosto 2010)

Le osservazioni di Adnan Oktar sul destino, la preordinazione e il fatto che Allah è ovunque

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(Estratto dell'intervista in diretta di S. Adnan Oktar, Kral Karadeniz TV e Asu TV, 4 gennaio 2010)

Affermando che il Profeta Gesù (pbsl) è il figlio di Allah, i cristiani inducono milioni di persone a diventare irreligiose.

AFFERMANDO CHE IL PROFETA GESÙ (PSL) È IL FIGLIO DI ALLAH, I CRISTIANI INDUCONO MILIONI DI PERSONE A DIVENTARE IRRELIGIOSE

(Estratto dell’intervista al Sig. Adnan Oktar, CayTVMarasAksu del 10 dicembre 2009 )

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

L'effetto negativo del Darwinismo sull'economia

Estratto dall’intervista Dem Tv e Tempo Tv di Adnan Oktar il 18 dicembre 2009

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

Hazrat Mahdi (pbsl) è esperto della conoscenza nascosta (ilm al-ladun)

(Da intervista di S. Adnan Oktar in AdiyamanAsu del 5 aprile 2010)

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell'Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti

Alcuni musulmani evitano di compiere sforzi per la cause dell’Islam per interessi personali, nonostante vogliano essere fedeli devoti.

Da intervista di S. Adnan Oktar in TV Gaziantep Olay del 13 aprile 2010

Iran aspetta il Mahdi (as)

Estratto dall'intervista Tv Kocaeli e Tv Tempo di Adnan Oktar il settembre 18, 2009

Se non si insegna la religione l'anima di quei bambini rimarra nel vuoto. La religione è la sostanza dell'anima.

Citazione di Adnan Oktar dall'intervista TV DEM e Tv Tempo il dicembre 18, 2009

Il capitalismo è stato fondato sul Darwinismo. Ogni ideologia ufficiale di stato è l'ideologia del Darwinismo.

Estratto dall’intervista TV DEM e TV Tempo di Adnan Oktar il 13 novembre 2009

Se una persona dice: “ho fatto qualcose”, questo è politeismo. Quello che dovrebbe dire è: “Dio l'ha fatto per mezzo di me”.

Quotazione dall'intervista di Adnan Oktar il 2 febbraio 2010