..."Mangiate e bevete il sostentamento di Allah e non spargete la corruzione sulla terra". (Corano, II, 60)
Quanti affermano di agire in nome della religione possono, in realtà, ignorarla completamente compiendo di conseguenza atti riprovevoli. È dunque sbagliato farsi un’idea della religione traendo costoro ad esempio. Il modo migliore per comprendere una religione è lo studio della sua fonte divina.
Lo scopo dei terroristi è la creazione di un mondo di violenza, conflitto, caos e paura. |
La fonte divina dell’Islam è il Corano, il quale si fonda su concetti quali moralità, amore, compassione, umiltà, sacrificio, tolleranza e pace. Un musulmano che viva veramente in conformità con questi precetti sarà gentile, sollecito, modesto, giusto, degno di fede e aperto, così da diffondere intorno a sé l’amore, il rispetto, l’armonia e la gioia di vivere.
L’Islam è la religione della pace
Il terrore, nel suo senso più ampio, consiste in un atto di violenza commesso a scopo politico contro obiettivi non militari. In altre parole, gli obiettivi del terrore sono civili innocenti il cui solo crimine è, agli occhi dei terroristi, di rappresentare “l’altra parte”.
Una società in cui i valori morali dell’Islam sono veramente onorati è caratterizzata dalla pace, dal perdono, dall’amore, dalla compassione, da un reciproco aiuto e dalla gioia. |
Per questo, il terrore implica l’assoggettamento di persone innocenti mediante la violenza, il che è un atto privo di qualsiasi giustificazione morale. Nel caso dei misfatti commessi da Hitler o Stalin, ciò si considera un crimine contro l’umanità.
Il Corano è un lLibro rivelato per guidare la gente al vero cammino e in esso Dio comanda agli uomini di adottare una condotta morale esemplare. Tale moralità si basaè fondata su concetti quali l’amore, la compassione, la tolleranza e la misericordia.
La parola "Islam" deriva da un termine arabo che significa “pace”. L’Islam è una religione rivelata al genere umano al fine di presentare un modello di vita pacifico mediante il quale l’infinita compassione e la misericordia di Dio possano farsi manifeste sulla Terra. Dio invita tutti a conformarsi a quella morale islamica mediante la quale la compassione, la misericordia, la pace e la tolleranza possono essere sperimentate in tutto il mondo. In Surah Al-Baqara, versetto 208, Dio si rivolge ai credenti dicendo:
“O voi che credete! Entrate tutti nella Pace. Non seguite le tracce di Satana. In verità egli è il vostro dichiarato nemico”.
Come affermato in questo versetto, la sicurezza può essere assicurata solo “entrando nell’Islam”, vale a dire, vivendo in accordo con i valori del Corano, i quali prescrivono a ogni musulmano la responsabilità di trattare gli uomini, musulmani o no, in maniera giusta e gentile, proteggendo il bisognoso e l’innocente ed “evitando di disseminare la corruzione”. Quest’ultima include ogni forma di anarchia e terrore che metta a repentaglio la sicurezza, il benessere e la pace, in quanto:
“Allah non ama la corruzione.” (Corano, II, 205)
L’omicidio ingiustificato rappresenta uno dei più ovvi esempi di corruzione. Dio reitera nel Corano un comandamento precedentemente rivelato agli ebrei nell’Antico Testamento:
“... chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità...”. (Corano, V, 32)
Come questo versetto rivela:, “chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra”" commette un crimine grave, come se avesse ucciso l’intero genere umano.
In Surah Ma'ida, versetto 32, Dio dice che chiunque uccida qualcuno ingiustamente è come se avesse assassinato l’intero genere umano. Uccidere anche un solo individuo è del tutto opposto all’insegnamento morale del Corano. |
Risulta quindi ovvio quanto siano peccaminosi gli omicidi, i massacri e quelle azioni commesse dai terroristi volgarmente note come “attacchi suicidi”. Dio ci informa come il terrorismo sarà punito nell’Altra Vita:
“Non c'è sanzione se non contro coloro che sono ingiusti con gli uomini e, senza ragione, spargono la corruzione sulla terra: essi avranno doloroso castigo”. (Corano, XLII, 42)
Tutto ciò rivela che organizzare atti di terrore contro persone innocenti è assolutamente contrario all’Islam ed è improbabile che un vero musulmano possa commettere tali crimini. Al contrario, i musulmani hanno la responsabilità di fermare queste persone, estirpando ”ogni corruzione sulla terra” per garantire la pace e la sicurezza a tutti i popoli del mondo. L’Islam non può riconciliarsi con il terrore, deve costituire piuttosto la soluzione per prevenirlo.
Dio ha condannato la malvagità
Dio ha ordinato alla gente di evitare il male: l’oppressione, la crudeltà, l’omicidio e il massacro sono proibiti. Egli ha descrittodesignato coloro che quanti disubbidiscono ai suoi comandamenti come coloro che “seguono le tracce di Satana”, i quali adottano una condizione chiaramente definita nel Corano come peccaminosa. Tra i numerosi versetti del Libro su questo argomento ricordiamo:
“Coloro che infrangono il patto di Allah dopo averlo accettato, spezzano ciò che Allah ha ordinato di unire e spargono la corruzione sulla terra - quelli saranno maledetti e avranno la peggiore delle dimore”. (Corano, XIII, 25)
“Mangiate e bevete il sostentamento di Allah e non spargete la corruzione sulla terra”. (Corano, II, 60)
“Non spargete la corruzione sulla terra, dopo che è stata resa prospera. InvocateLo con timore e desiderio. La misericordia di Allah è vicina a quelli che fanno il bene”. (Corano, VII, 56)
Quanti credono di poter ottenere il successo causando rivolgimenti ed oppressione e uccidendo persone innocenti commettono un grave errore. Dio ha proibito tutti questi atti ispirati al terrorismo e alla violenza, condannando i responsabili in questi termini: "Allah non rende prospero l'operato dei corruttori." (Corano, X, 81)
Vi sono apparentemente molte ragioni per gli atti di terrore che hanno causato la perdita di centinaia di migliaia di vite. Quanti perpetrano tali atti non hanno timore di Dio e la moralità propria della religione gli è del tutto estranea. |
Ai nostri giorni, tuttavia, è possibile testimoniare atti di terrorismo, genocidi e massacri in ogni parte del mondo. Persone innocenti sono brutalmente uccise e paesi interi affogano nel sangue per l’odio etnico instillato artificialmente tra le comunità locali. Questi orrori in paesi di storia, cultura e struttura sociale differente possono avere ragioni diverse e particolari, è nondimeno evidente che la causa fondamentale è la progressiva perdita di quella morale conforme ai precetti coranici fondata sull’amore, il rispetto e la tolleranza. Come conseguenza della scomparsa della religione, si assiste all’emersione di comunità prive del timore di Dio, convinte di non dover rendere conto delle proprie azioni nell’Altra Vita. Credendo di “non dover rendere conto a nessuno delle proprie azioni”, tendono ad agire senza compassione, morale o coscienza.
L’esistenza di ipocriti che, pur agendo in nome di Dio e della religione, in realtà si organizzavano per commettere iniquità condannate da Dio, è rivelata nel Corano. Un versetto parla di una banda composta di nove persone le quali intendevano assassinare il Profeta (che Dio lo benedica e gli conceda la pace) giurando in nome di Dio:
“Nella città c'era una banda di nove persone che spargevano corruzione sulla terra e non facevano alcun bene. Dissero, giurando fra loro [in nome] di Allah: «Attaccheremo di notte, lui e la sua famiglia. Poi diremo a chi vorrà vendicarlo: "Non siamo stati testimoni dello sterminio della sua famiglia. Davvero siamo sinceri"». Ordirono una trama e Noi ordimmo una trama senza che se ne accorgessero”. (Corano, XXVII, 48-50)
Come indicato da questo incidente descritto nel Corano, il fatto di agire o giurare “nel nome di Dio”, in altre parole di avvalersi di un linguaggio simile per fare mostra di profonda religiosità, non significa che il frutto di tale operato sia conforme alla religione. Anzi, ciò può rivelarsi del tutto contrario alla volontà di Dio e alla moralità della fede. La verità è insita nelle azioni, le quali, qualora spargano “corruzione sulla terra e non facciano alcun bene”, come il versetto rivela, sono ben lungi dalla vera religione, al cui servizio non sono certo rivolte.
È del tutto impossibile per chi abbia timore di Dio e comprenda la moralità dell’Islam sostenere la violenza o la malvagità, o prendere parte in tali azioni. Per questa ragione, l’Islam è la vera soluzione al terrorismo. Una volta spiegata la sublime moralità del Corano, è impossibile accostare il vero Islam a quanti assecondano o fanno parte di gruppi che mirano all’odio, alla guerra e al caos, in quanto Dio ha proibito la malvagità:
“Quando ti volge le spalle, percorre la terra spargendovi la corruzione e saccheggiando le colture e il bestiame. E Allah non ama la corruzione. E quando gli si dice: "Temi Allah", un orgoglio criminale lo agita. L'Inferno gli basterà, che tristo giaciglio!”. (Corano, II, 205-206)
Come chiarito dai versetti di cui sopra, è impossibile, per chi abbia timore di Dio, ignorare anche la pur minima azione che possa arrecare danno al genere umano. Chi non crede in Dio e nell’Altra Vita, tuttavia, può rendersi responsabile di ogni genere di malvagità, dal momento che si crede privo di ogni responsabilità.
Il primo passo da prendere per liberare il mondo dal flagello del terrorismo riguarda l’educazione:, sbarazzandosi di quei devianti credi ateistici propagati in nome della religione e insegnando la vera moralità coranica e il timore di Dio.
La responsabilità dei credenti  Quanti non si interessano degli eventi se non quando li concernono direttamente sono privi di quel discernimento che è intimamente legato all’altruismo, alla fratellanza, all’amicizia e al servizio insito nella religione. Nel corso della loro intera esistenza, tali persone tentano solo di soddisfare il loro io meramente sprecando le loro risorse, del tutto inconsapevoli dei pericoli incombenti sull’umanità. Nel Corano, tuttavia, Dio loda la morale di quanti si sforzano per diffondere il bene, si interessano degli eventi che avvengono intorno a loro e invitano la gente al retto cammino retto. In un versetto è proposta una metafora che descrive coloro che si attengono a tale condotta e quanti la trascurano: “E Allah vi propone la metafora di due uomini: uno di loro è muto, buono a nulla, a carico del suo padrone e ovunque lo si invii non combina niente di buono. E' forse uguale a chi comanda con giustizia [e cammina] sulla retta via?”. (Corano, XVI, 76) Come si deduce dal suddetto versetto, coloro che sono “sulla retta via” sono i devoti alla loro religione, che temono Dio, tengono in alta considerazione i valori spirituali e sono pronti al servizio degli altri. In generale, tali persone si mettono al servizio del genere umano cui recano grandi benefici. È quindi molto importante che gli uomini imparino a conoscere la vera religione per conformarsi alla morale del Corano – la Rivelazione divina finale. Nel Corano, Dio definisce coloro che vivono in accordo a tale morale nei termini seguenti: “Essi sono coloro che quando diamo loro potere sulla terra, assolvono all'orazione, versano la decima, raccomandano le buone consuetudini e proibiscono ciò che è riprovevole. Appartiene ad Allah l'esito di tutte le cose”. (Corano, XXII, 41) |
Dio ci ordina di compiere buone azioni
Un musulmano è colui che si attiene ai comandi di Dio, si sforza scrupolosamente di vivere in conformità alla morale coranica, in pace ed armonia, rendendo così il mondo più bello e in costante progresso. Il suo scopo è di condurre la gente alla bellezza, alla bontà e al benessere. Il Corano dice:
“... Sii benefico come Allah lo è stato con te e non corrompere la terra. Allah non ama i corruttori”. (Corano, XXVIII, 77)
Quanti hanno messo a repentaglio la vita dei civili, in special modo dei bambini, devono chiedersi che crimini costoro abbiano commesso. I crimini commessi contro persone innocenti non verranno giudicati alla presenza di Dio? |
Chiunque adottiaderisca alla la fede islamica desidera ottenere il compiacimento e la compassione di Dio per entrare in Paradiso. Deve quindi costantemente sforzarsi al fine di conformare la sua moralità a quella divina mentre risiede in questo mondo. Le chiare manifestazioni di tale impegno sono la compassione, la pietà, l’onestà, il perdono, l’umiltà, il sacrificio e la pazienza. Il credente assumerà un comportamento corretto nei confronti degli altri, tenterà di compiere buone azioni e di diffondere la bontà. Nei Suoi versetti, Dio comanda:
“Non abbiamo creato i cieli e la terra e quello che vi è frammezzo se non con la verità. In verità l'Ora si avvicina, perdona dunque magnanimamente”. (Corano, XV, 85)
“... Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto , il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l'insolente, il vanaglorioso”. (Corano, IV, 36)
“... Aiutatevi l'un l'altro in carità e pietà e non sostenetevi nel peccato e nella trasgressione. Temete Allah, Egli è severo nel castigo”. (Corano, V, 2)
Secondo l’insegnamento morale dell’Islam, le qualità più importanti sono l’amore, la compassione, l’aiuto reciproco, la tolleranza e il perdono. In una società in cui tale moralità sia vissuta in modo appropriato è impossibile trovare le basi della violenza e del conflitto. |
Come risulta evidente dai versetti sopra citati, Dio desidera che quanti credono in Lui si comportino in maniera retta, cooperino tra loro nel conseguire il bene ed evitino la corruzione. In Sura al-Anam, versetto 160, Dio promette che: "
Chi verrà con un bene, ne avrà dieci volte tanto e chi verrà con un male ne pagherà solo l'equivalente. Non verrà fatto loro alcun torto."
Nel Corano, Dio descrive Se Stesso come Colui Che conosce "
i segreti dei cuori degli uomini" e ammonisce di “
evitare ogni genere di male”. Un musulmano, ovvero “uno che si sottomette a Dio”, deve quindi fare tutto il possibile per combattere il terrorismo.
Un musulmano, essendosi sottomesso a Dio, non rimane indifferente a quanto accade intorno a lui, né adottapuò pensare che la mentalità che nulla importa purché non gli rechi danno. Egli è È il Suo rappresentante e un ambasciatore deli bene. Non può dunque mostrare indifferenza di fronte alla crudeltà e al terrorismo. In realtà, il musulmano è il più grande nemico del terrorismo in quanto esso uccide gli innocenti. L’Islam si oppone a ogni forma di terrorismo e tenta di prevenirlo al suo insorgere, in altre parole, sul piano delle idee. Ordina quindi di stabilire la pace e la giustizia, di evitare la discordia, il conflitto e l’iniquità.
Dio comanda di essere giusti
La vera giustizia descritta nel Corano ordina al genere umano di comportarsi in modo lecito, senza operare discriminazioni tra gli uomini, di proteggere i diritti delle persone, di non permettere la violenza indipendentemente dalle circostanze, di prendere posizione a fianco degli oppressi contro gli oppressori e di aiutare chi ha bisogno. Questa giustizia cerca di difendere i diritti delle parti in conflitto una volta giunte ad un accordo, mettendo in chiaro ogni termine della risoluzione ottenuta ed evitando ogni tipo di pregiudizio, procedendo in tal modo in maniera oggettiva, onesta, tollerante, misericordiosa e compassionevole.
Per esempio, se si ha la capacità di risolvere un problema con moderazione, ma si è soggetti all’influenza delle emozioni e delle passioni, non si potrà giungere a una decisione equa. Per questa ragione, un governante deve essere in grado di mettere da parte i punti di vista e i giudizi tendenziosi. Deve trattare equanimamente entrambe le parti qualora vi sia un richiesta di aiuto, sostenere ciò che è giusto in ogni circostanza senza deviare dal cammino dell’onestà e della veridicità. Una persona dovrebbe incorporare i valori del Corano nella propria anima in modo tale da considerare gli interessi delle altre parti al di sopra dei propri, anche nel caso in cui ciò si volga a suo detrimento.
Dio comanda in Surat an-Nisa’, versetto 58: "
... giudicate con equità quando giudicate tra gli uomini…". In un altro versetto, Dio ordina ai credenti di agire con giustizia anche contro i propri interessi:
“O voi che credete, attenetevi alla giustizia e rendete testimonianza innanzi ad Allah, foss'anche contro voi stessi, i vostri genitori o i vostri parenti, si tratti di ricchi o di poveri! Allah è più vicino [di voi] agli uni e agli altri. Non abbandonatevi alle passioni, sì che possiate essere giusti. Se vi destreggerete o vi disinteresserete, ebbene Allah è ben informato di quello che fate”. (Corano, IV, 135)
Nel Corano, Dio offre una dettagliata descrizione della giustizia e informa i credenti dell’attitudine da adottare qualora si incontrino incidenti sul proprio cammino mantenendosi equi. Tale guida rappresenta un grande aiuto per i credenti e una misericordia da parte di Dio. Per questa ragione, coloro che credono sono responsabili di esercitare la giustizia integralmente per ottenere l’approvazione di Dio e condurre una vita pacifica e serena.
La giustizia che Dio ordina nel Corano si applica equanimamente a tutti gli uomini, senza considerazione di lingua, razza o etnia e non varia secondo il luogo, il tempo e il popolo. Anche ai nostri giorni vi sono popoli soggetti a trattamenti crudeli e ingiusti a causa del colore della loro pelle o della loro razza.
Dio, tuttavia, ci informa nel Corano che il proposito della creazione di popoli e tribù differenti è “che si conoscano l’un l’altro”. Nazioni e genti diverse, tutte serve di Dio, dovrebbero conoscersi reciprocamente , vale a dire, comprendere le varie culture, lingue, tradizioni e attitudini. In breve, uno dei propositi della creazione delle razze e delle nazioni non è il conflitto, ma la ricchezza culturale. Tale variazione è una munificenza della creazione di Dio. Che uno sia più alto di un altro o che la pelle sia gialla o bianca non è né un fattore di superiorità rispetto agli altri, né di inferiorità. Ogni caratteristica personale è il risultato della creazione di Dio e tali variazioni non hanno un’importanza fondamentale. Un credente sa che l’eccellenza dipende solo dal timore di Dio e dalla forza della fede, come è affermato nel seguente versetto:
“O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. Presso Allah, il più nobile di voi è colui che più Lo teme. In verità Allah è sapiente, ben informato”. (Corano, XLIX, 13)
Come Dio ci informa, la comprensione della giustizia da Lui raccomandata richiede uguaglianza, tolleranza e pace nei confronti di chiunque, senza alcuna discriminazione.
L’odio provato nei confronti di una comunità non previene i credenti dall’esercitare la giustizia
L’odio e l’ira sono le principali fonti del male, le quali prevengonoimpediscono all’uomo daldi prendere giuste decisioni e daldi pensare e dall’agire razionalmente. È facile commettere ogni tipo di ingiustizia verso chi si considera un nemico. Lo si può accusare di atti che mai ha commesso o fornire intenzionalmente falsa testimonianza contro un innocente. Per tale inimicizia, si può opprimere in maniera insostenibile. Alcuni evitano di testimoniare in favore di coloro con cui sono in disaccordo, seppure innocenti, occultando le prove della loro incolpevolezza. Si compiacciono inoltre della miseria di costoro, dell’ingiustizia patita o della grave sofferenza. Il loro timore principale è, d’altra parte, che giustizia sia fatta e l’innocenza provata.
Per queste ragioni è difficile per chi vive in società corrotte avere fiducia negli altri. Si teme costantemente di cadere vittima di qualcuno. Con la perdita della fiducia reciproca, sentimenti umani quali la tolleranza, la compassione, la fratellanza e la cooperazione vengono sostituiti dall’odio.
Ciò che si prova nel cuore nei confronti di una persona o di una comunità non dovrebbe in ogni caso mai influire sulle decisioni del credente. Per quanto ostile o immorale possa essere la persona considerata, il credente dovrebbe mettere da parte i propri sentimenti per agire in maniera equa, raccomandando ciò che è giusto. I suoi sentimenti non dovrebbero oscurare la sua saggezza e coscienza, la quale gli ispira costantemente di attenersi alle buone maniere e ai comandamenti di Dio espressi nel Corano. In Surah Al-Mâ'ida, si ordina:
“O voi che credete, siate testimoni sinceri davanti ad Allah secondo giustizia. Non vi spinga all'iniquità l'odio per un certo popolo. Siate equi: l'equità è consona alla devozione. Temete Allah. Allah è ben informato su quello che fate”. (Corano, V, 8)
Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?
(Corano, X, 99) |
Come indicato nel versetto, la giusta attitudine consiste nel conformarsi al timore di Dio. Una persona di fede sa che per compiacere a Dio è necessario agire con equità. Tale atteggiamento ispira inoltre fiducia negli altri, i quali si sentono a loro agio in sua presenza e gli affidano responsabilità, giungendo a ottenere il rispetto anche da parte dei nemici. Una simile condotta potrà essere, per alcuni, una fonte d’ispirazione per la fede.
L’Islam difende la libertà di pensiero
L’Islam è una religione che garantisce la libertà di pensiero e di vita. Stabilisce regole per prevenire e proibire le tensioni, le dispute, le calunnie e il pensiero negativo. Così come si oppone fermamente al terrorismo e ad ogni atto di violenza, proibisce anche la seppur minima pressione ideologica:
“Non c'è costrizione nella religione. La retta via ben si distingue dall'errore”. (Corano, II, 256)
“Ammonisci dunque, ché tu altro non sei che un ammonitore e non hai autorità alcuna su di loro”. (Corano, LXXXVIII, 21-22)
Il costringere la gente a credere nella religione o ad adottare le sue credenze è del tutto contrario all’essenza e allo spirito dell’Islam, per il quale la vera fede è possibile unicamente mediante il libero arbitrio e la libertà di coscienza. I musulmani, naturalmente, possono consigliare e incoraggiare gli altri a fare propria la moralità coranica, della cui esposizione, nel miglior modo possibile, sono responsabili tutti i credenti. Ciò significa mostrare la bellezza della religione alla luce del versetto: "
Chiama al sentiero del tuo Signore con la saggezza e la buona parola..." (Corano, XVI, 125), pur tenendo a mente il versetto: "
Non sta a te guidarli, ma è Allah che guida chi vuole." (Corano, II, 272)
 
Indipendentemente dalla religione o dalla fede in cui una persona crede, sia essa ebrea, cristiana, buddista o induista, i musulmani sono invitati nel Corano ad essere tolleranti e perdonatori e a comportarsi nei loro confronti con giustizia e umanità. |
I musulmani non ricorrono mai alla coercizione, né a qualsiasi forma di pressione fisica o psicologica. Inoltre non si avvarranno mai di privilegi mondani per volgere qualcuno alla religione. Al ricevere un responso negativo, dovranno rispondere in accordo al versetto: "
a voi la vostra religione, a me la mia." (Corano, CIX, 6)
Nel mondo in cui viviamo convivono diverse credenze: il cristianesimo, il giudaismo, il buddismo, l’induismo, l’ateismo, il deismo e addirittura il paganesimo. I musulmani devono quindi essere tolleranti nei confronti di tutti i credi che incontrano, indipendentemente dalla loro natura, mostrandosi disposti al perdono, alla giustizia e allo spirito umanitario. Tale responsabilità consiste nell’invitarenell'invogliare la gente alla bellezza della religione di Dio mediante la pace e la tolleranza. La decisione se credere o accettare tali verità spetta all’altra parte. Il tentativo di forzare una persona a credere o imporgli un certa condotta è una violazione della moralità coranica. Dio ricorda ai credenti:
“Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta a te costringerli ad essere credenti?”. (Corano, X, 99)
“Ben conosciamo quello che dicono: tu non sei tiranno nei loro confronti! Ammonisci dunque con il Corano chi non teme la Mia minaccia”. (Corano, L, 45)
Un modello di società in cui la gente è forzata a credere contraddice completamente l’Islam. La fede e l’adorazione dovrebbero essere rivolte a Dio unicamente per la libera volontà dell’individuo. In un un sistema sociale in cui si impone una determinata condotta in materia di fede, la gente accetta solo per paura delle conseguenze. Da un punto di vista religioso, ciò che realmente conta è il vivere la religione in vista del compiacimento di Dio in una condizione di assoluta libertà di coscienza.
La storia dell’Islam offre numerosi esempi di tolleranza da parte dei governatori musulmani, i quali rispettarono tutte le religioni e stabilirono la libertà di culto. Per esempio, Thomas Arnold, un missionario britannico al servizio del governo indiano, descrisse tale condizione con queste parole:
“Ma di un qualsiasi tentativo sistematico di imporre l’accettazione dell’Islam alla popolazione non-musulmana, o di una qualsivoglia persecuzione volta a sopprimere la religione cristiana, non abbiamo mai udito nulla. Avessero i califfi deciso di adottare un tale corso di azione, avrebbero spazzato via la cristianità con la stessa facilità con cui Ferdinando e Isabella espulsero l’Islam dalla Spagna, o Luigi XIV penalizzato il Protestantesimo in Francia, o l’Inghilterra bandito gli ebrei per 350 anni. Le chiese orientali in Asia era interamente separate dalla comunione con il resto della cristianità, in cui nessuno avrebbe levato un dito in loro favore, in quanto eretiche. Ne consegue che la sopravvivenza di queste chiese fino ai giorni nostri è una prova evidente dell’attitudine generalmente tollerante dei governi islamici nei loro confronti”.
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Dio proibisce l’omicidio di persone innocenti
Secondo il Corano, uccidere una persona innocente costituisce uno dei peccati più gravi :
“... chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra, sarà come se avesse ucciso l'umanità intera. E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l'umanità. I Nostri messaggeri sono venuti a loro con le prove! Eppure molti di loro commisero eccessi sulla terra”. (Corano, V, 32)“... coloro che non invocano altra divinità assieme ad Allah; che non uccidono, se non per giustizia, un' anima che Allah ha reso sacra; e non si danno alla fornicazione. E chi compie tali azioni avrà una punizione”. (Corano, XXV, 68)
Come si deduce dai succitati versetti, l’uccidere immotivatamente una persona innocente è passibile di gravi tormenti. Dio ci informa che l’uccisione anche di un singolo uomo è un male pari alla distruzione dell’intero genere umano. Una persona osservante dei limiti posti da Dio non può arrecare danno neppure a un singolo essere umano, per non parlare del massacro di migliaia di innocenti. Quanti credono di poter evitare la giustizia e quindi la punizione in questo mondo non avranno mai successo, in quanto dovranno rendere conto delle loro azioni alla presenza di Dio. Per tale ragione, i credenti, i quali sanno di dover rispondere dei loro atti dopo la morte, sono molto meticolosi nell’osservare i limiti posti da Dio.
Dio comanda ai fedeli la compassione e la misericordia
In un versetto coranico la moralità islamica è descritta nei termini seguenti:
“… coloro che credono e vicendevolmente si invitano alla costanza e vicendevolmente si invitano alla misericordia. Costoro sono i compagni della destra”. (Corano, XC, 17-18)
La moralità islamica contempla una vita di pace, benessere, amore e gioia per tutti i popoli...
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Come si nota da questo versetto, una delle caratteristiche principali di quella moralità volta a garantire la salvezza ai credenti nel Giorno del Giudizio e l’ingresso al Paradiso è l’invitarsi " vicendevolmente alla misericordia ".
La vera origine della compassione è l’amore di Dio, da cui deriva l’amore per la Sua creazione. Chi ama Dio sente un legame diretto e una vicinanza alle cose da Lui create. Questo sentimento e questa prossimità al Signore, creatore del genere umano, induce ad assumere una moralità retta in accordo con le ingiunzioni coraniche. Da una tale condotta deriva quindi la compassione. Questo modello di moralità, pieno di amore, compassione e sacrificio, è esposto nei seguenti versetti:
“Coloro di voi che godono di favore e agiatezza, non giurino di non darne ai parenti, ai poveri e a coloro che emigrano sul sentiero di Allah. Perdonino e passino oltre! Non desiderate che Allah vi perdoni? Allah è perdonatore, misericordioso” (Corano, XXIV, 22).
“... quanti prima di loro abitavano il paese e [vivevano] nella fede, che amano quelli che emigrarono presso di loro e non provano in cuore invidia alcuna per ciò che hanno ricevuto e che [li] preferiscono a loro stessi nonostante siano nel bisogno. Coloro che si preservano dalla loro stessa avidità, questi avranno successo.” (Corano, LIX, 9).
“... quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, loro sono i veri credenti: avranno il perdono e generosa ricompensa” (Corano, VIII, 74).
“Adorate Allah e non associateGli alcunché. Siate buoni con i genitori, i parenti, gli orfani, i poveri, i vicini vostri parenti e coloro che vi sono estranei, il compagno che vi sta accanto, il viandante e chi è schiavo in vostro possesso. In verità Allah non ama l'insolente, il vanaglorioso” (Corano, IV, 36).
“Le elemosine sono per i bisognosi, per i poveri, per quelli incaricati di raccoglierle, per quelli di cui bisogna conquistarsi i cuori, per il riscatto degli schiavi, per quelli pesantemente indebitati, per [la lotta sul] sentiero di Allah e per il viandante . Decreto di Allah! Allah è saggio, sapiente” (Corano, IX, 60).
…mentre il terrorismo anela ad una società dominata dalla violenza, dalla paura, dall’ansietà e dal caos.
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L’elevata moralità richiesta ai credenti, secondo le aproleparole del Corano, deriva dal loro profondo amore di Dio. Grazie a tale devozione, si attengono scrupolosamente a quanto rivelato nel Corano. I credenti si sforzano di evitare che la gente provi un debito di gratitudine nei loro confronti per la compassione dimostrata e l’aiuto offerto e non si aspettano neppure di essere ringraziati. Il loro vero scopo è ottenere il compiacimento di Dio tramite la moralità, sapendo di dover essere chiamati a rendere conto della loro condotta nel Giorno del Giudizio. Nel Corano Dio ha espressamente rivelato che l’inferno sarà l’esito di quanti consapevolmente rifiutano di vivere in conformità alla morale coranica:
“«Cosa mai vi ha condotti al Calore che brucia?». Risponderanno: Non eravamo tra coloro che eseguivano l'orazione né nutrivamo il povero." (Corano, LXXIV, 42-44)
“... Afferratelo e mettetelo nei ceppi, quindi sia precipitato nella Fornace, e poi legatelo con una catena di settanta cubiti. Non credeva in Allah, il Supremo, e non esortava a nutrire il povero”. (Corano, LXIX, 30-34)
“Non vedi colui che taccia di menzogna il Giudizio? E' quello stesso che scaccia l'orfano e non esorta a sfamare il povero”. (Corano, CVII, 1-3)
“... che non vi sollecitate vicendevolmente a nutrire il povero...”. (Corano, LXXXIX, 18)
 
La moralità islamica ordina ai musulmani di di proteggere i diritti degli orfani e dei poveri, di aiutarsi reciprocamente e di essere ben disposti verso gli altri. |
Secondo questi versetti, i musulmani descritti nel Libro possiedono una natura più compassionevole e devota. Nessuno che viva in accordo a tale moralità potrà mai acconsentire al terrorismo e agli atti di violenza contro persone innocenti. Il carattere dei terroristi è l’esatto opposto dell’etica coranica. Un terrorista è un individuo spietato che guarda al mondo con odio e il desiderio di uccidere, distruggere e spargere sangue.
Un musulmano rispettoso dei precetti coranici si rivolge agli altri mostrando quell’amore previsto dall’Islam, rispetta ogni genere di idee, tenta sempre di creare armonia laddove regna il disaccordo, di spegnere le tensioni, di considerare tutti i punti di vista e di comportarsi con moderazione. Una società composta di simili persone darà luogo ad una civilizzazione più elevata e godrà di una maggiore moralità, armonia, giustizia di quanto fruiscano oggi le nazioni più moderne.
Dio ha comandato il perdono e la tolleranza
Uno dei fondamenti dell’Islam è il perdono e la tolleranza secondo le parole: "
Prendi quello che ti concedono di buon grado" (Corano, VII, 199).
Nelle società basate sulla moralità islamica, le chiese, le sinagoghe e le moschee coesistono pacificamente. L’immagine di tre santuari in un’istituzione per i senzatetto mostra la tolleranza, la giustizia e lo sforzo per la pace inculcati dall’insegnamento della moralità islamica. |
Quando si considera la storia dell’Islam, si può osservare chiaramente come i musulmani abbiano tradotto questo aspetto importante della moralità coranica nella vita della società. Come verrà trattato nelle parti successive del presente studio, i musulmani hanno sempre recato con sé un’atmosfera di libertà e tolleranza ovunque si siano stabiliti. Ciò ha consentito l’armoniosa e pacifica convivenza di popoli di religione, lingua e cultura differente. Una delle ragioni principali della secolare esistenza dell’Impero Ottomano, che si estese fino ad includere territori enormi, fu l’atmosfera di tolleranza e comprensione determinata dall’Islam. I musulmani, noti per secoli per la loro natura tollerante e amorevole, sono sempre stati il popolo più compassionevole e giusto. Entro questa struttura multietnica, ogni gruppo era libero di vivere conformemente alla sua religione e alla sua legge.
La vera tolleranza, quando attuata secondo i parametri stabiliti nel Corano, non può che recare la pace e il benessere nel mondo :
“Non sono certo uguali la cattiva [azione] e quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l'inimicizia, diventerà un amico affettuoso”. (Corano, XLI, 34)
In diversi versetti del Corano Dio ha definito il perdono come una qualità superiore, meritevole di ricompensa: "
La sanzione di un torto è un male corrispondente, ma chi perdona e si riconcilia, avrà in Allah il suo compenso. In verità Egli non ama gli ingiusti." (Corano, XLII, 40) In un altro versetto Egli descrive i credenti come: "
quelli che donano nella buona e nella cattiva sorte, che controllano la loro collera e perdonano agli altri, poiché Allah ama chi opera il bene" (Corano, III, 134). Dio ha affermato che il perdono nei confronti di chi ha sbagliato costituisce un modo di agire virtuoso:
“... Non cesserai di scoprire tradimenti da parte loro, eccetto alcuni. Sii indulgente con loro e dimentica. Allah ama i magnanimi”. (Corano, V, 13)
Tutto ciò dimostra che la moralità raccomandata dall’Islam al genere umano è fonte di pace, giustizia e armonia nel mondo. Quella barbarie nota come terrorismo, che tanta preoccupazione desta oggi nel mondo, è opera di persone fanatiche e ignoranti, del tutto estranee alla moralità coranica e alla religione. La soluzione da adottare nei confronti di coloro che tentano di celare la loro barbarie sotto la maschera della religione è l’insegnamento della vera moralità coranica. In altre parole, l’Islam e la sua forma di condotta costituiscono la soluzione alla piaga del terrorismo, non il suo sostegno.
…Allah è dolce e misericordioso con gli uomini..
(Corano, II, 143) |